Indice VIX e mercati emergenti

È noto che i mercati finanziari sono soggetti ad oscillazioni anche in base ad eventi esterni all’economia: la classica farfalla che sbatte le ali nella Foresta Amazzonica e provoca un monsone in Asia. I  mercati globalizzati sono sempre più soggetti a influenze esterne e quindi tendono a registrare un indice VIX sempre più alto con una volatilità sempre crescente e di conseguenza rischi di collassi sempre maggiore.

Il paradosso che si genera è che le turbolenze dei Paesi emergenti si ripercuotono sui consolidati mercati occidentali che a loro volta sperimentano la volatilità e l’instabilità delle stesse economie emergenti. Il “funambolismo finanziario” diventa, così, la “specialità” delle Banche Centrali che si trovano di fronte alla necessità di prendere decisioni che da un lato calmierano gli impatti sul mercato e dall’altro continuino a stimolare e incentivare gli investimenti industriali.

Come le turbolenze incidono sulla volatilità

mercati emergentiI primi mesi del 2016 hanno visto barcollare pericolosamente il gigante asiatico cinese che per la prima volta dopo decenni ha registrato una crescita del PIL sotto le due cifre, passando dall’oltre 11% a poco più del 9%. Questo ha prodotto una generale incertezza economica anche sui mercati occidentali, uno shock della fiducia e un incremento della volatilità. Così le perturbazioni localizzate crescono fino a produrre una volatilità ad ampio raggio con effetto di contagio.

In questi casi, spetta agli esperti valutare fino a che punto i danni tecnici sui mercati finanziari si ripercuotono sull’economia reale frenando i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese, generando a loro volta un circolo vizioso di turbolenze locali. Ed ecco che anche i mercati più consolidati possono sperimentare brevi o lunghi periodi di instabilità del tutto simili a quelli che si verificano nei Paesi in via di sviluppo o in quelle emergenti alle prese con gli aggiustamenti delle politiche economiche locali.

Gli scossoni che provocano maggior danno con episodi acuti di volatilità generalizzata sono legati in particolar modo al crollo delle obbligazioni societarie ad alto rendimento, la svalutazione monetaria ed il petrolio che da quando l’Arabia Saudita ha deciso di rinunciare al ruolo di swing producer, si è perso all’interno dell’OPEC il paese che tradizionalmente stabilizzava i prezzi nei periodi di forte debolezza.

La volatilità incontrollata che si genera provoca anche sui mercati più solidi, situazioni da economie emergenti: improvvisi tracolli dei prezzi seguiti da impennate, ripercussioni sull’economia reale e sulle attività produttive.

Gli strumenti per porre rimedio, controllare i danni nel tempo e ridurre la forza del contagio si trovano in determinate scelte di politica economica a sostegno della crescita e degli investimenti, cioè agendo in senso opposto a quello che suggerirebbe la ragione attuando manovre di “austerità” e stringendo ulteriormente la cinghia. In realtà, l’immissione controllata di nuovi capitali potrebbe dare nuovo ossigeno tanto le famiglie quanto gli investitori, ridonando fiducia.

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