Borsa italiana, settimana in continuo calo per il FTSE MIB

Andamento settimanale della borsa italianaLa scorsa settimana è stato periodo di negoziazioni da dimenticare per la Borsa Italiana, con l’indice FTSE MIB che ha corretto fortemente rispetto al rally da inizio settembre, chiudendo comunque sopra quota 21.000 punti (soglia che tuttavia, stando le cattive premesse, dovrebbe essere negativamente infranta nel corso della prima giornata lavorativa della nuova settimana).

Con le attuali soglie di valutazione, il FTSE MIB è quindi tornato ai livelli di fine luglio: il flop della prima parte di agosto per il momento è lontano, ma la correzione riscontrata nelle ultime sessioni di negoziazione è stata forte, o per lo meno sufficiente per scoraggiare gli investitori dall’idea di una facile rimonta verso quota 22.000 punti.

Sulle determinanti che hanno condizionato in maniera così negativa l’evoluzione delle quotazioni di Borsa vi sono pochi dubbi. La piazza finanziaria italiana (ed europea) è stata fortemente penalizzata dal nuovo approfondirsi delle tensioni medio orientali e sul confine ucraino – russo, e dalla pubblicazione di una serie di dati macroeconomici che confermano quanto sia lontana (lontanissima) una concreta ripresa da parte dell’economia del vecchio Continente.

Ne è derivata una serie di sessioni contraddistinte da una acuita debolezza, che – per giunta – dovrebbe caratterizza senza soluzione di continuità almeno la settimana successiva. Settimana che, ricordiamo, sarà caratterizzata da una serie di appuntamenti particolarmente importanti, a cominciare dalla pubblicazione delle revisioni di stima della crescita dell’Italia e dell’eurozona, per passare poi all’attesissimo referendum di indipendenza della Scozia.

Insomma, il momento non sembra di essere il più propizio per l’economia e la finanza italiana ed europea, e i ricorsi storici sembrano essere beffardi. Proprio sei anni fa, infatti, gli Stati Uniti precipitavano nella crisi, e il crac di Lehman Brothers diede l’avvio a una serie di drammi finanziarie e sociali senza precedenti nel corso degli ultimi 80 anni. Oggi gli Stati Uniti sembrano essere sulla buona strada per dare definitivamente l’addio alle difficoltà congiunturali: il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1%, la struttura finanziaria appare essere solida, la strategia di sviluppo convincente.

 

E l’Europa? La Bce continua ad azionare delle iniziative senza troppa convinzione, e la recessione e la deflazione sono qualcosa di più che semplici spettri.

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