Piazza Affari, Borsa appesantita dalle banche

Anche questa settimana, come più volte accaduto negli scorsi mesi, Piazza Affari è stata appesantita dal cattivo andamento del settore bancario, preso di mira dalla speculazione. Ne è conseguito che l’indice FTSE MIB si è aggiudicato il poco meritevole primato di peggiore in Europa, con un arretramento del 2,18 per cento a 16.310 punti. I ribassi sono invece stati più contenuti negli altri listini, con un calo dell’1,16 per cento a Madrid, dello 0,82 per cento a Parigi, dello 0,55 per cento a Francoforte e dello 0,15 per cento a Londra.

Andamento settimanale della borsa italianaLe forti vendite sulle banche sono culminate inoltre con la sospensione di diversi titoli nel corso dell’ultima parte della seduta: sono molti gli operatori che sottolineano pressioni al ribasso sulla base di diversi rischi in corso di formazione nel mercato tricolore, come l’aletorietà sull’andamento dell’economia italiana, o l’esito del referendum costituzionale.  Secondo quanto ad esempio affermato da Fuller Treacy Money, se il premier Renzi perderà il referendum costituzionale, è possibile che l’Unione Europea possa affrontare un problema perfino maggiore della Brexit.

Insomma, l’Italia sembra essere finita nuovamente al centro delle speculazioni. E, in tale ottica, a subire le ripercussioni peggiori sono sicuramente i bancari: chiudono in forte territorio negativo Unicredit (- 6,30 per cento), Intesa Sanpaolo (- 3,79 per cento), Banca Popolare dell’Emilia Romagna (- 5,79 per cento), Banca Popolare Milano (- 4,86 per cento), Ubi Banca (- 4,89 per cento), Mediobanca (- 2,78 per cento), Monte dei Paschi di Siena (- 2,55 per cento).

Negativi anche i titoli industriali, con Fca in calo del 2,99 per cento e Finmeccanica in calo dell’1,51 per cento, e gli energetici, con Enel che cede l’1,22 per cento e Saipem in diminuzione dell’1,22 per cento.

Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è leggermente salito a quota 123 punti. Nel Forex, l’euro è terminato in flessione a quota 1,1316 dollari. Il cambio con lo yen è fissato a 113,05, mentre il cambio dollaro – yen è stabile a 100,10. In ambito commodities, quotazioni petrolifere quasi stabii, con Brent a Londra sui 50,63 dollari al barile e Wti a New York a quota 48,25 dollari.

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