Milano chiude in rialzo sull’euforia favorita da Draghi

Settimana di borsa sotto il segno di DraghiChiusura di settimana in grande spolvero per la borsa milanese, con Piazza Affari che chiude in rialzo del 3,8% grazie ad una serie di dichiarazioni più espansive del solito da parte del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi.

Il numero 1 dell’istituto monetario dell’eurozona ha infatti affermato che “la situazione dell’inflazione nell’Eurozona è diventata sempre più difficile”, che “una ripresa più forte è improbabile nei prossimi mesi” ma che per questo, soprattutto, la Banca Centrale Europea farà “tutto quello che va fatto per alzare l’inflazione e le aspettative d’inflazione il più velocemente possibile” e che se l’attuale politica monetaria verrà giudicata inefficace, verrà aumentata “la pressione ampliando ulteriormente i canali attraverso cui intervenire”.

Le parole hanno conferito la giusta euforia ai mercati finanziari di mezza Europa, che nelle dichiarazioni di Draghi hanno letto i termini, non pronunciati, di “quantitative easing“, ovvero l’immissione di nuova liquidità sul mercato attraverso l’acquisto di titoli di Stato, o – in ulteriori altri termini – di debito pubblico, al fine di di contrastare i timori di una deflazione sempre vicina.

La positiva giornata di venerdì è inoltre stata contraddistinta dalla decisione della Banca centrale cinese di tagliare i tassi di interesse di riferimento al fine di conferire un nuovo impulso all’economia del Paese, attualmente in rallentamento, con il Pil dell’anno che dovrebbe risultare il peggiore degli ultimi tempi.

La decisione dell’istituto asiatico è giunta a sorpresa: era dal luglio 2012 che i tassi di interesse non venivano ritoccati al ribasso, e la riduzione di 25 punti base sul tasso dei depositi a un anno (2,75%) e di 40 punti base sul tasso dei prestiti a un anno (5,6%) avrà immediata decorrenza.

Prosegue in tal modo un ruolo applicativo più incisivo della Banca cinese nell’economia di Pechino, che nel terzo trimestre dell’anno ha portato il Pil in crescita del 7,3%, per il livello più basso dal primo trimestre 2009. Secondo gli osservatori, a determinare la scelta delle autorità monetarie cinesi sarebbe stata l’ammissione di dati negativi sulla produzione industriale. Dati che confermano che la crescita è in sostanziale stallo, e che il mercato immobiliare è debole.

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